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Da piccolo ho sempre avuto una grande diffidenza verso il mondo del Cinema e in particolare verso il ruolo dell’attore.
Osservavo quella scatola di metallo, chiamata “televisore”, come un distributore di falsità, in cui tutto era possibile. Non capivo perché alcune persone, i cosiddetti attori, pur di divertire la gente, fingevano di essere quello che non erano davanti ad una telecamera o sopra un palco.
“Mentono! Sono dei bugiardi!”
Pensavo.
La cosa ridicola è che mi divertivo pure io a veder alcuni attori recitare o saltare da un palazzo seguiti da una esplosione come se niente fosse e mi facevano anche riflettere certi film drammatici. Osservavo, però, tutto con la grande lente dello scetticismo.
Nel tempo compresi che il problema non erano solo i film, ma come li vedevo io.
Nel 1999 vidi uno dei film più assurdi e impegnativi fino ad allora della mia vita.
Un film dove veramente tutto era possibile!
“The Matrix”!
Caspita… che film! Catturò la mia attenzione, poichè collegava filosofia, psicologia e religione in una maniera sensata, pur essendo un film di fantascienza!
Lo vidi ripetutamente, fino a 30 volte!
Vi giuro, mi cambiò. Cambiò il mio modo di pensare.
Con tutto il rispetto per i libri, capii che un film poteva dare tanto, poteva rivoluzionare il modo di pensare e poteva farlo con una potenza tale da scatenare dei veri fenomeni di massa.
E la mia attuale domanda è…
Dal momento che dare l’esempio è il miglior modo di educare, come si può educare con un film?
Educare… mentendo?